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Cultura : Cadde colpito in fronte il Generale che non conosceva la paura. --- 22/10/2005 17:10:00
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"Credo che tutti gli alpini o quasi sappiano del Paradiso di Cantore e lo identifichino come il luogo di “ammassamento” dove prima o poi tutti ci si ritrova. Sono sicuro che alcune notizie riguardanti “papà Cantore” possano essere di grande interesse. Forse non tutti le conoscono. (Ermanno G. – ottobre 2005)"



Ecco come, con fervido slancio rievocativo, il pittore Alfonso Artioli ha raffigurato la morte di Antonio Cantore alla Forcella Rossa, in faccia alle Tofane, il 29 luglio 1915. Antonio Cantore fu il comandante più amato e più rimpianto dagli alpini, quello in cui meglio si identificarono per la virtù ed il coraggio. Ligure di Sampierdarena, era un uomo di straordinario ardimento e già in Africa si era posto in luce, nella battaglia di Assaba. Allo scoppio della guerra mondiale, Cantore comandava l’Ottavo alpini e subito mosse, per iniziativa personale, verso Trento. Lo fermarono quando già aveva cacciato gli austriaci dal Coni Zugna. Promosso generale, Cantore venne destinato a comandare la seconda divisione in Cadore. Quando li lasciò, i suoi alpini dell’Ottavo dissero: “Adesso che no gh’è più Cantore, Trento la vedremo col canociàl”. Sui monti di Cortina, il generale cominciò a visitare una per una le posizioni più avanzate e più esposte. Ignorava cose fosse la paura. Il 20 di luglio giunse alla Forcella, accompagnato dal suo aiutante colonnello Argentero. Dall’altra parte, i cecchini austriaci fulminavano qualsiasi cosa si sporgesse dalle trincee italiane. Cantore fu avvisato del pericolo, ma rispose alzando le spalle. Voleva vedere il nemico di persona e si alzò fuori dai reticolati, puntando il cannocchiale sulle Tofane. Si udì il fischio di un proiettile e Cantore, colpito in fronte, cadde riverso tra le braccia di un soldato che aveva appena gridato: “Ocio, Toni”. Gli alpini lo portarono a spalle a Cortina, dove fu sepolto di fronte ai monti che erano stati la sua vita. (Fonte: Disegno e testo tratti da “Italia eroica - La leggenda degli alpini” di Silvio Bertoldi).

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